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Paragrafo 10 . I difficili inizi di Giolitti.


Dopo  le  dimissioni  di  Crispi,  si  form  un  governo  di  destra,
presieduto  da  Antonio  di  Rudin,  e  poi,  dal  maggio  del  1892,
nuovamente uno di sinistra, con a capo Giovanni Giolitti. Le  elezioni
del  novembre  1892  assegnarono  a quest'ultimo  un  ampio  consenso,
ottenuto, secondo l'opposizione, esercitando pressioni sugli  elettori
tramite  i prefetti (funzionari dipendenti dal ministro degli interni,
che rappresentavano il governo a livello periferico ed erano dotati di
ampi poteri).
     Giolitti  doveva  affrontare  una  difficile  crisi  economica  e
finanziaria.  Questa  era  aggravata dalla disastrosa  situazione  del
sistema  bancario,  causata dalle avventate speculazioni  compiute  da
numerose  banche con prestiti a imprese edili, poi fallite in  seguito
alla  crisi  del  settore,  e dalle irregolarit  commesse  da  alcuni
istituti  di emissione. Uno di questi, la Banca romana, aveva  diffuso
una  notevole quantit di banconote, ben oltre il limite  legale.  Una
commissione d'inchiesta, gi nel 1889, aveva accertato che buona parte
del  denaro eccedente era stato utilizzato per prestiti a giornalisti,
deputati   e  ministri,  tra  cui  Crispi  e  Giolitti.  I   risultati
dell'indagine, che erano stati tenuti nascosti, furono resi noti  alla
camera  nel  dicembre  del  1892  dal  radicale  Napoleone  Colajanni.
Giolitti  declin ogni responsabilit e cerc di insabbiare  ulteriori
inchieste. Nel luglio del 1893, comunque, fu approvata una  legge  sul
riordino del sistema bancario, che stabil l'unificazione dei  quattro
istituti  di  emissione in un'unica banca, la  Banca  d'Italia,  e  il
mantenimento di limitate funzioni di emissione al Banco di  Sicilia  e
al Banco di Napoli.
     Nel  frattempo,  in  Sicilia, si era  notevolmente  aggravata  la
tensione  sociale,  provocata  dalla  crisi  economica.  La  protesta,
diffusa  in  tutta  l'isola,  era guidata dai  Fasci  dei  lavoratori,
movimento  di  contadini, braccianti, operai e  artigiani,  che  aveva
raggiunto  dimensioni  di massa. Questo, bench fosse  di  ispirazione
socialista, non aveva una precisa caratterizzazione ideologica, ma era
espressione del diffuso malcontento per l'eccessivo carico  fiscale  e
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     malgoverno locale e si poneva come obiettivi la distribuzione  di
terre e miglioramenti salariali e delle condizioni di lavoro.
     La  protesta  dei  Fasci siciliani allarm  la  classe  dirigente
locale e l'opinione pubblica conservatrice, che chiesero a Giolitti di
intervenire  con  misure repressive. Il capo  del  governo,  per,  si
limit  a mantenere l'ordine, senza adottare misure eccezionali.  Tale
scelta  fece  crescere l'opposizione della Destra, la cui ostilit  al
governo aument ulteriormente, quando, nel novembre del 1893, Giolitti
annunci l'intenzione di introdurre la progressivit delle imposte sul
reddito. In quello stesso mese, un comitato parlamentare incaricato di
indagare  sullo  scandalo della Banca romana accert le responsabilit
di Giolitti, che rassegn le dimissioni.
